Endodonzia Milano

Servizi di endodonzia a Milano

 

Trattamento endodontico a carico del nervo

Lo studio dentistico Codegoni nasce a Milano come clinica odontoiatrica multidisciplinare, con il chiaro intento di distinguersi in campo dentistico.
Tra i tanti, lo Studio è specializzato in trattamenti endodontici a carico del nervo, eseguiti con strumentazioni all’avanguardia, tra cui i trattamenti laser.

Il nostro staff di medici professionali e specializzati svolge interventi di endodonzia a livello ambulatoriale, previa diagnosi preliminare atta a stabilire per ciascun paziente l’entità della patologia, il trattamento e la terapia, compresa quella laser, adatta alla risoluzione del problema.

L’endodontista è un odontoiatra o un medico dentista specializzato quasi esclusivamente in endodonzia, ossia atti terapeutici a carico della polpa dentaria.
I principali di essi sono costituiti da interventi canalari a carico di denti con polpa in gangrena o devitalizzazione di denti la cui integrità è compromessa da carie, traumi, incappucciamenti della polpa, pulpotomie o apicificazioni.

chirurgia rigenerativa

Trattamenti endodontici a Milano

L’endodonzia è una ramificazione dell’odontoiatria e si occupa della terapia dell’endodonto, ossia lo spazio interno dell’apparato dentario, costituito dalla polpa dentaria, il cui tessuto è costituito principalmente da nervi e vasi sanguigni.

Alla terapia endodontica si ricorre ogni qualvolta in cui si registra un danneggiamento presumibilmente irreversibile della polpa dentaria, sia essa causata da carie o traumi.
Questa tecnica è inoltre utilizzata per prevenire o scongiurare quelle alterazioni permanenti della polpa che si creano nei soggetti sottoposti a riabilitazioni protesiche, a causa delle importanti riduzioni del tessuto dentale.

Caratteristica pregnante dell’endodonzia è l’essere innanzitutto conservativa.
Si tende ad intervenire al fine di ripristinare e riutilizzare la struttura originaria del dente, evitando di sostituirla, prolungandone la vita per altri 10-15 anni.
E’ il caso di quelle carie diagnosticate in tempo e che non hanno intaccato in profondità la struttura del dente. In caso del genere l’intervento è limitatamente invasivo e consiste nella rimozione del tessuto cariato, nell’eventuale otturazione e nel ripristino del colore e forma originari del dente, mediante l’utilizzo di materiali di ultima generazione.
Quest’ultimo è il caso della ricostruzione dentale immediata, effettuata direttamente in studio. In altri casi di lesioni più ampie ed invasive, sarà necessario effettuare un calco da inviare in laboratorio per la ricostruzione della parte mancante.

Vi sono poi situazioni impossibili fa diagnosticare e che si rivelano quando oramai la polpa è compromessa è il caso delle otturazioni e devitalizzazioni, ma del mantenimento del dente originale.
In alcuni casi il primo trattamento non è sufficiente a risolvere il problema definitivamente e si ricorre a ingerenti di ritrattamento per la rimozione di tessuti infetti.
Vi sono infine situazioni in cui l’endodonto è malato al punto tale da non poter essere recuperato neanche il suo involucro esterno, come nei casi di devitalizzazioni seguite immediatamente o a distanza di pochi anni o mesi, dall’estrazione del dente e la sua sostituzione con una capsula.

Tutte le terapie conservative elencate sono supportate dall’utilizzo dei macchinari laser, le cui onde riescono in alcuni casi ad eliminare le zone cariate, limitando al massimo l’utilizzo delle anestesie e l’invasività di alcuni trattamenti chirurgici.

Cura del cavo orale tramite endodonzia

Per cosa viene utilizzata l’edodonzia?

In pratica quando i tessuti che avvolgono la radice dei denti risultano usurati o compromessi o infiammati da carie o traumi, è necessario ricorrere ai trattamenti endodontici, veri e propri interventi chirurgici dal carattere ambulatoriale.

L’interno di ogni dente è costituito dalla polpa dentaria, un tessuto molle costituito da vene, arterie, terminazioni nervose e connettivali, la cui funzione varia a seconda dell’età del soggetto.
Nella prima fase della vita la polpa dentaria costituisce la vera e propria struttura portante del dente, mentre in età adulta tende ad assottigliarsi, limitando le sue funzioni alla sensibilità al freddo ed all’alimentazione della dentina.
L’alterazione della sua struttura principalmente ha cause patologiche: la più frequente è costituita dalle carie, ossia l’assottigliamento progressivo dei tessuti duri dei denti a causa dell’azione erosiva della placca batterica.

Quest’ultima e in grado di intaccare la struttura del dente, degradandola, fino a raggiungere la polpa interna, causando un’iniezione dal carattere irreversibile.
In casi del genere una prima terapia conservativa, atta alla conservazione del dente, evitandone l’estrazione, è la terapia endodontica, o terapia canalare, che consiste nella devitalizzazione del dente.
Possiamo quindi affermare che l’endodonzia mira a conservare, attraverso tecniche sempre più sofisticate, la struttura dentale originaria, andando a risolvere le patologie proprie della loro struttura interna, compromessa da attacchi batterici o necrosi dei tessuti.
Come anticipato, non sempre è possibile bloccare l’avanzata di una carie prima che intacchi l’interno del dente.
Questo perché non sempre si manifesta in maniera eclatante o evidente. A volte i suoi sintomi sono così lievi da non indurre alcuna preoccupazione nel paziente.
Il dolore ad esempio potrebbe non essere un campanello d’allarme né un sintomo.

A volte anche a fronte di una vera e propria distruzione del dente, il paziente non avverte alcun dolore, o quasi.
Pertanto l’unico modo per rivelare ed affrontare in tempo una carie rimane ad oggi il controllo periodico dal dentista.
Altro sintomo rivelatore di una carie è l’eccessiva sensibilità al freddo. Tuttavia non possiamo considerarlo un marker univoco perché potrebbe essere causata anche dalla scopertura dei colletti dei denti, ossia la parte più vicina alle gengive, a causa di un’eccessiva erosione causata dallo spazzolino, da una particolare sensibilità o un eccessivo consumo di alimenti a base acida o dai reflussi gastroesofagei.

La sensibilità dentale, sia essa al freddo, al caldo, ai cibi dolci, acidi o salati, è tuttavia inesistente in denti già trattati endodonticamente. Pertanto non possiamo considerarla sempre un sintomo attendibile, anche perché la carie colpisce non soltanto i denti sani, ma anche quelli già curati o addirittura già devitalizzati.
Diventa però un segno distintivo di una carie quando il dolore che accompagna le situazioni sopra descritte è costante e perdura nel tempo: in questi casi è probabile si tratti di vera e propria infiammazione della polpa ( pulpite ) o necrosi della stessa.

Che tipi di trattamenti endodontici esistono?

Ancor prima di illustrare i tipi di trattamenti endodontici esistenti, definiamo il trattamento in se, specificandone finalità e tempistiche di esecuzione.
Il trattamento endodontica, definito anche come trattamento canalare, devitalizzazione o canalizzazione, consiste in una vera e propria estrazione della polpa infetta, lungo tutte le radici del dente malato, i cui canali vengono detersi, sagomati e riempiti con cemento canalare, dando luogo al processo di otturazione permanente del dente.
La finalità è quella di ripulire il dente dall’infezione, ricostruendone la corona così da non intaccarne la sua funzione e l’utilizzo. La percentuale di successo degli interventi endodontici è elevatissima, salvo dover ricorrere in pochi casi a interventi di ritrattazione a causa del ricomparire dell’infezione.

Le attuali tecniche endodontiche si dividono in due macro categorie: terapia Ortograda ed Endonzia Chirurgica, ed in entrambi i casi parliamo di trattamenti abbastanza veloci: bastano difatti poche sedute per devitalizzare un dente.

Il procedimento Ortogrado costa di fasi ben definite:

  • Anestesia localizzata alla parte su cui intervenire. Questo primo passaggio permette di contenere il dolore causato dagli interventi da effettuare. Tuttavia le manifestazioni di dolore risultano essere più intense e persistenti in caso di ascessi, ovvero quando gli attacchi batterici hanno intaccato anche la parte ossea che circonda le radici;
  • Pulizia e ricostruzione della corona dentaria, così da continuare ad utilizzare, dopo la canalizzazione, la struttura originaria del dente;
  • Isolamento della parte da trattare;
  • Accesso alla polpa del dente tramite la parte atta alla masticazione, e quindi più consumata;
  • Individuazione delle terminazioni radicolari infette;
  • Esame radiologico della parte da trattare, al fine di stabilire la lunghezza delle radici sulle quali intervenire;
  • Estrazione delle parti infette, pulizia dei cavi svuotati e successiva preparazione degli stessi all’otturazione;
  • Otturazione della cavità mediante materiale plastico e cementizio;
  • Ricostruzione della corona e nuovo controllo radiografico dell’attività svolta.

Questa tecnica è fattibile quando è possibile operare attraverso il dente stesso, ma quando non lo è, a causa di impedimenti di natura strutturale del dente o per i reiterati fallimenti dei primi trattamenti, si ricorre all’Endonzia Chirurgica.

Questa modalità di intervento prevede invece il sollevamento di un lembo sul fornice vestibolare della bocca ed il raggiungimento della parte da trattare attraverso un passaggio creato nell’osso posto in sua corrispondenza.

Una volta accertato che i passaggi di pulizia ed otturazione siano andati a buon fine, si procede alla chiusura del canale di accesso.
A prescindere dalla tecnica utilizzata per la pulizia e digitalizzazione del dente, l’esame radiologico effettuato a scopo diagnostico, darà all’endodontista l’esatta visione dell’infezione da trattare.

La terapia endodontica di un dente può essere monocanalare, multicanalare e pluriradicolata. In sostanza il trattamento non cambia, se non le aree da trattare.
Se ogni dente ha un numero variabile di canali radicolari, un dente pluriradicolato, come i molari inferiori e superiori, ha un numero di radici da estrarre superiore ai denti monoradicolati.

Lo Studio Codegoni è specializzato nell’utilizzo delle tecniche laser nell’endodonzia.
Tre sono i fattori che abitualmente impediscono il raggiungimento di un ambiente sterile in endodonzia: la configurazione radicolare del paziente, la flora batteria dell’endodonto, e la difficoltà degli strumenti a disposizione ad irrigare e detergere in maniera completa ed approfondita i condotti canalari.

La complessità radicolare dei denti è risaputa: dai canali principali partono diramazioni secondarie di varie dimensioni, pertanto le cavità dove possono proliferare i batteri sono innumerevoli e gli strumenti di detersione disposizione non riescono a raggiungerle tutte, aumentando il rischio di infezioni e la necessità dei ritrattamenti endodontici.
A partire dagli anni 60 l’ortodonzia moderna ha iniziato a testare l’utilizzo del laser in ambito endodontico, e soltanto negli ultimi 30 anni l’utilizzo di questa tecnica ha preso piede definitivamente.

Mentre i tradizionali irriganti chimici sono incapaci di detergere le pareti dentinali in profondità, i laser riescono invece a diffondere la propria potenza in profondità, grazie alla particolare affinità esistente tra le onde laser e la composizione dei tessuti molli del cavo orale.

Inoltre se utilizzati in soluzione acquosa, l’esplosione delle molecole d’acqua partecipa attivamente ai processi di ablazione e detersione dei cavi dentinali.